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  • Sara Bardi

La differenza tra pedofilo e child molester


Per un'analisi differenziale tra pedofilo e child molester si deve partire dalla definizione del disturbo di cui è affetto il pedofilo secondo la letteratura scientifica e il Manuale Diagnostico Statistico dei Disturbi Mentali.

Ricordiamo, infatti, che il DSM-IV (così come il DSM-V, che non ha revisionato questa voce), all’interno dei disturbi sessuali e dell’identità di genere, specifica che la pedofilia è caratterizzata da:

- Eccitazione sessuale ricorrente e intensa, manifestata attraverso fantasie, desideri o comportamenti, per un periodo di almeno 6 mesi, che comportano attività sessuale con un bambino in età prepurberale o con bambini (in genere sotto i 13 anni di età).

- L’individuo ha messo in atto questi desideri sessuali, oppure i desideri o le fantasie sessuali causano marcato disagio o difficoltà interpersonali.

Si tratterebbe, quindi, di fantasie, impulsi sessuali, o comportamenti ricorrenti e intensamente eccitanti sessualmente, che implicano attività sessuale con uno o più bambini prepuberi. Questi aspetti, inoltre, devono produrre un disagio clinicamente significativo o una compromissione in campo sociale, lavorativo, o in altra area significativa del soggetto, che deve avere, infine, una età minima di sedici anni ed essere almeno cinque anni maggiore del bambino oggetto delle fantasie, degli impulsi o degli atti [Giulini, Xella 2011].

Tale definizione può portare, tuttavia, ad alcune incomprensioni, un'interpretazione ristretta al comportamento violento del termine “ricorrente”, ad esempio, non classificherebbe come pedofilo un soggetto che abusa di un minore per una sola volta; e ancora, secondo il DSM-V non vengono considerati pedofili soggetti che non dimostrano difficoltà psicosociali causate dalla loro attrazione o preferenza sessuale per i bambini, e che abusano di ragazzi con età superiore ai 12-13 anni, in quanto, si tratterebbe di una violenza sessuale su minori in età non prepuberale.

Se il pedofilo fosse, quindi, affetto da un disturbo che comporta difficoltà psicosociali, l'analisi differenziale ci porta, quindi a considerare, come non affetto dal disturbo pedofilico e, in assenza di altri disturbi che possano aver scemato o scemato grandemente le sue capacità, capace di intendere e di volere. Il violentatore di minori che invece:

- Ha un identico interesse sessuale pedofilico e potrebbe averne altri

- Riferisce assenza di sentimenti di senso di colpa, vergogna o ansia riguardo a questi "impulsi"

- Riferisce di non essere funzionalmente limitato da questi "impulsi"

- I resoconti degli atti e l'anamnesi psichiatrica o giudiziaria documentata indicano che essi non hanno mai agito spinti dai loro impulsi.

Questa tipologia di violentatore di bambini potrebbe essere chiamata, come nel mondo anglosassone, "child molester non pedofilo". Infatti, "Alcuni autori [Burgess, Groth, Holmostrom 1980; Dietz 1983; Lanning 1992], hanno operato una distinzione che differenzia il pedofilo dal Child Molester. [...] «si intrattiene in realtà sessuali illecite con minori, indipendentemente dal sesso, dall'unicità o ripetitività degli atti, dalla presenza o assenza di condotte violente; se la vittima sia pubere o prepubere, conosciuta o meno, legata o meno da vincoli di parentela con l'aggressore [Lanning 1992, p. 18]»[Furfaro 2004]".

Si tratterebbe, quindi, di un soggetto che, nei fatti, abusa dei bambini, senza alcun riferimento ad un disturbo pedofilico conclamato.

Concatenando le definizioni fin qui esposte ne consegue che, dato che il DSM-IV e V parlano, tra le altre caratteristiche, di "fantasie", "non tutti i pedofili, di fatto, devono essere considerati Child Molester. [...] molto spesso i pedofili si limitano ad attività auto erotiche, oppure scelgono di vivere le proprie fantasie con adulti che presentano tratti somatici infantili, con corporatura minuta, caratteri sessuali secondari poco definiti e appariscenti. [...] Tuttavia, ovviamente, molti pedofili agiscono i loro impulsi, divenendo Child Molester, così come molti Child Molester sono in realtà pedofili [Ibidem]."

Questa distinzione tra le due tipologie di violentatori di bambini e le loro combinazioni che si trovano nella realtà degli abusi ci fanno comprendere come sia difficile e non immediata l'analisi differenziale di un caso clinico, analisi che possa far emergere il disturbo pedofilico e il conseguente incardinamento dell'eventuale procedimento verso le valutazioni di infermità o seminfermità e pericolosità sociale.


Elaborato da:

Dott.ssa Sara Bardi e

Dott.ssa Elena Angelini



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